OPERE IN PIETRA LECCESE

Intorno al 1600 si iniziò un periodo di importanti costruzioni che si protrasse sino al 1720 e che fece di Lecce un esempio singolare di città barocca. Essa conserva un complesso unitario di tesori artistici che le danno un volto inconfondibile. “Firenze del Barocco” la definì uno storico tedesco, mentre uno scrittore francese annotava: “Lecce… è tutta una scultura e una leggiadria… Le chiese hanno facciate artisticamente parate… I drappi ondeggiano, gli angoli aprono le ali…”.

Un grande impulso alla costruzione di edifici religiosi secondo un impianto unitario fu dato dalle ambizioni del vescovo Pappacoda, il quale interpretò lo spirito del Concilio di Trento, affidando all’architettura il rilancio dell’immagine della chiesa.

Più di quaranta sono a Lecce le chiese barocche e “…se fossero tutte disposte in fila su linee parallele formerebbero una delle più belle vie d’Europa” (Martin s. Briggs).

Mentre nelle altre regioni d’Italia il Barocco fiorì sul terreno fertilizzato dal Rinascimento, per Lecce non fu così perché il Rinascimento non era stato avvertito come modo di pensare e di agire. Certamente Scipione Ammirato e altri scrittori e artisti avevano dato un valido contributo con le loro accademie culturali, ma tutto era limitato a poche persone aristocratiche, perché il popolo aveva ben altro a cui pensare. Il barocco leccese si agganciò più che al Rinascimento al medio-evo, periodo in cui ci fu l’esplosione dell’arte romantica (S. Maria di Cerrate e Cattedrale di Otranto) e in cui si alternarono dinastie e dominazioni (Normanni, Bizantini, Svevi, Musulmani, Francesi e Spagnoli) che lasciarono i segni della loro civiltà e su di esse si innescò il barocco leccese, un Barocco nuovo e originale sorto di  una cultura profondamente radicata nel popolo di Terra d’Otranto, fin dal medio evo e quasi immune caratteri del Rinascimento.

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