LA CURA DELLA PIETRA LECCESE

Un buon lastricato non ha bisogno di particolari manutenzione. Ha solo bisogno di ispezioni periodiche come una qualunque copertura solare. Se il fabbricato non presenterà dilatazioni o cedimenti che possano portare allo sgiuntamento locale (lungo caratteristici allineamenti) il lastricato conserverà nel tempo tutta la capacità impermeabile originaria. La formazione di colonie di licheni consolida la superficie esposta, confermando che lo strato superficiale esterno non viene assolutamente eroso e si sta conservando integro nel tempo.

Da qualche anno è invalso l’uso di riprendere con vari materiali (resine, vernici, impermeabilizzanti) le fughe della sigillatura in operazioni periodiche e ricorrenti. Tuttavia, per quanto appena detto, se la malta del giunto era ottima e ben lavorata a mano, lo stato di conservazione del giunto sarà garantita, e a maggior ragione in profondità. Malte di scarsa qualità, in genere si sfarinano nei primi anni facendo apparire in superficie i granuli della sabbia calcarea dell’impasto. Anche malte poco cariche di sabbia e troppo ricche di cemento possono risultare fragili, rompendosi spesso in lunghi bastoncini.

Se la fessurazione è profonda, ed è generalmente dovuta a deformazione degli orizzontamenti, solo il rifacimento del giunto riassicura la giusta protezione.   In questo caso pur riscontrandosi una buona malta di sigillatura (che resta difatti tenacemente attaccata a uno dei bordi della lastra smontata) è necessario rifare il giunto sperando nell’assestamento definitivo della parte di fabbricato interessata. Se si sospetta invece una scarsa qualità della malta utilizzata, le prime fasi di scarificazioni dei giunti potranno confermare la bontà o l’insufficienza del materiale utilizzato. Nelle operazioni di rifacimento parziale o generale del lastricato sarebbe proficuo riutilizzare la vecchia lastra che ha confermato le sue qualità nel tempo indurendosi ulteriormente nella prolungata esposizione, tuttavia, i tempi di pulizia del bordo dalla vecchia malta ed altre ragioni di economia di cantiere portano alla posa di nuovo materiale coi rischi che comporta la posa di nuove lastre in caso di gelo.

La posa di un lastricato non richiede particolare competenza ed è realizzato sempre dall’impresa che realizza il rustico al completamento dello stesso. Non sempre si attende il tempo giusto per la posa della copertura solare che avviene sempre più frequentemente all’immediato spuntellamento del solaio inferiore. Sarebbe opportuno che la struttura realizzi le prime deformazioni elastiche dei solai e i primi assestamenti oltre che i ritiri naturali delle travature principali in armato.

Nel complesso, una buona copertura solare prevede la posa dello strato di coibentazione termica di circa 6-7 cm di un qualunque isolante (polistirene, poliuretano, polistirlo), un piccolo massetto di zavorra di pochi cm, non sempre necessario, lo strato di tufina e la chianca sigillata.

Non necessità di altro strato di impermeabilizzazione come guaine in quanto le stesse non consentirebbero la corretta traspirazione dei solai spesso umidi non tanto per infiltrazioni esterne ma per l’assorbimento della condensazione dell’umidità degli ambienti abitati. La presenza di guaine al di sotto della copertura lapidea potrebbe peggiorare lo stato della tufina di allettamento in caso di infiltrazioni di acque e ridurrebbero i tempi di asciugatura. Problematici restano le zone di risvolto delle guaine stesse.

Eventuali infiltrazioni di acqua attraverso il giunto o le lastre danneggiate possono ripararsi immediatamente senza fare affidamento ad altre protezioni sottostanti che resterebbero poco ispezionabili. La porosità della lastra favorisce inoltre l’asciugatura completa del pacchetto superiore nei giorni secchi o ventosi.

Con la diffusione delle pulitrici ad alta pressione per uso domestico, nei periodi estivi è sempre più frequente osservare il lavaggio a fondo della patina grigiastra dei lastricati (presenza sempre positiva se non al solo personale gusto estetico). L’operazione non comporta particolari controindicazioni in quanto l’aggressione del getto a pressione può comportare l’asportazione solo delle parti inconsistenti della lastra, parti naturalmente destinate al distacco. L’operazione, inoltre, comporta l’osservazione diretta e completa dello stato della copertura e di tutti i giunti sotto la sollecitazione della pressione idrica.

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